Il futuro non è un gioco: la ludopatia spiegati ai ragazzi.

Su iniziativa della Caritas Diocesana Arborense, lo scorso venerdì 25 maggio presso  l’Auditorium I.T.C. L. Mossa, è stato presentato ai ragazzi delle scuole superiori lo spettacolo teatrale messo in scena dalla compagnia ITINERARIA TEATRO con Fabrizio De Giovanni, dal titolo “Gran Casinò – Storie di chi gioca sulla pelle degli altri.

Fabrizio De Giovanni si rivolge al pubblico presente in sala in modo diretto e coinvolgente. Spiega, con il suo monologo, l’evoluzione legislativa e il business del gioco d’azzardo di Stato che, grazie alla politica, senza distinzione di partito, si è affermato sempre più fino a divenire, oggi, la terza industria italiana.

Racconta fatti, spiega circostanze, lancia cifre e dati preoccupanti tanto sono alti, fa dei nomi, con esempi dettagliati. A tratti è supportato da scritte luminose, ritratti di politici o spezzoni di film, tiene viva l’attenzione nella speranza di svegliare le coscienze e dissuadere i giovani dal gioco.

Lo spettacolo ripercorre la storia che ha portato alla situazione attuale: partendo dagli inizi del monopolio di Stato, nella gestione delle scommesse sul calcio che oggi muove svariati milioni di euro ogni anno e costituisce una fonte importante d’incasso statale, diventa terreno facile per le infiltrazioni mafiose con un giro di affari difficilmente quantificabile.

Si parla di slot machine, diventate veri e propri capolavori di grafica digitale e tecnologia all’avanguardia, delle varie lotterie e dei «gratta e vinci», accessibili a chiunque e spesso proposti in modo allettante.

L’intento di questo incontro era far capire che il gioco crea dipendenza e porta alla ludopatia, soprattutto quando si comincia a giocare da giovani e vincere piccole somme.

Come sottolineato dal Sindaco di Oristano, Andrea Lutzu, intervenuto prima dell’inizio dello spettacolo, “lo sport, tradizionalmente percepito come scuola di sani principi, diventa spesso un veicolo di accostamento al gioco d’azzardo, la pubblicità connessa alle performance agonistiche accresce l’esposizione a questo pericolo” e gli adolescenti sono incentivati a vivere la scommessa come luogo di incontro e aggregazione, pur conoscendone i rischi. La prof.ssa Marilina Meloni, dirigente dell’Istituto L. Mossa, sottolinea l’importanza della scelta da parte della Caritas di coinvolgere principalmente gli studenti in questa iniziativa. È un bene investire forze sull’informazione per prevenire i problemi dei giovani, nativi digitali, tra i quali è sempre più forte l’illusione di fare affidamento più sulla fortuna di vincere denaro che sulle proprie capacità e competenze.

Monica Masia, consigliere comunale, porta all’attenzione dei ragazzi la mozione che è stata presentata al Consiglio comunale di Oristano, con l’obiettivo di adottare, con tutti i mezzi possibili, dei provvedimenti volti ad arginare il fenomeno.

 

Sottopone esempi di Comuni virtuosi come quello di Bosa, dove 16 esercizi hanno scelto di seguire il modello di bar etico, disinstallando le slot e ottenendo in cambio una riduzione del 10% della tassa sui rifiuti e sul suolo pubblico. “Voi per primi siate diffusori del messaggio che oggi abbiamo ascoltato. La fortuna si può anche giocare però, nella vita, bisogna impegnarsi e faticare per raggiungere i propri obiettivi e non affidarsi alla fortuna per raggiungerli”. Queste le parole con cui ha concluso il suo intervento.

Dott. Massimo Migoni, psichiatra del Serd di Oristano, sottolinea che esistono le dipendenze senza sostanze e tra queste vi è proprio la ludopatia, riconosciuta ormai come “una malattia fisica che si manifesta con sintomi quali la tachicardia, l’ipertensione, l’ulcera e l’obesità; la salute va giù e poi tocca anche la psiche.

Ed è per questo che è giusto informare e “spaventare”, le macchinette esistono e se io gioco un attimo divento dispendente”.

Alla fine della mattinata gli studenti hanno firmato un appello per sollecitare l’amministrazione comunale di Oristano ad emanare un regolamento contro la diffusione di tutti i giochi che creano dipendenza e rovinano le persone. Anche nella nostra diocesi e nella nostra città troppi si lasciano ipnotizzare e si rovinano con quelle macchinette mangia soldi.  In periodi di difficoltà economiche le persone sono maggiormente inclini ad affidarsi alla fortuna, nella speranza di ottenere dei guadagni facili che possano porre fine alle difficoltà finanziarie. Sono uomini e donne comuni, disperati che cadono in un circolo vizioso che distrugge se stessi, con ripercussioni negative sulle attività personali e che rovinano i rapporti familiari e lavorativi. Per ogni persona schiava del gioco ce ne sono altre (genitori, fratelli, figli) che soffrono. Come Caritas possiamo fare poco, se non adempiere alla nostra “prevalente funzione pedagogica” adottando tutte le misure necessarie per sensibilizzare e smuovere le Istituzioni e l’opinione pubblica. Sappiamo che l’obiettivo di contrasto è più alto delle nostre forze, ma è una battaglia che è necessario affrontare perché abbiamo esempi di effetti devastanti su molte famiglie che si rivolgono quotidianamente al nostro Centro di Ascolto.

Un grazie speciale va ai Dirigenti scolastici e al corpo docente degli Istituti che hanno reso possibile l’iniziativa: Ist. I.T.C. L. Mossa, Ist. Don Deodato Melone e Liceo Scientifico Mariano IV.

 

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